
È tornato in edicola, anche nella sua versione cartacea, Viversani e Belli (N. 1, Maggio 2026): un ritorno che considero particolarmente piacevole, perché sfogliare una rivista, leggerla con calma, soffermarsi sui contenuti, resta un’esperienza diversa e per molti aspetti più ricca rispetto alla lettura veloce e frammentata a cui oggi siamo spesso abituati.

È anche per questo che una rivista come Viversani e Belli continua a offrire spunti interessanti e occasioni utili di riflessione su temi che riguardano la salute e il benessere quotidiano.
In questo numero è presente l’articolo “Mi sento sempre stanca”, realizzato anche attraverso una mia intervista, inserita all’interno di una testimonianza clinica.
Colgo questa occasione per ribadire un messaggio che considero importante: la stanchezza è un sintomo troppo spesso sottovalutato, soprattutto nella donna.
Molto frequentemente viene attribuita in modo generico allo stress, ai ritmi intensi, alla mancanza di riposo o agli impegni quotidiani. Eppure, quando l’affaticamento è persistente, profondo, ricorrente o sproporzionato rispetto allo stile di vita, può rappresentare il segnale di una condizione clinica precisa, che merita attenzione e approfondimento.
Tra le cause più comuni vi sono l’anemia sideropenica e l’ipotiroidismo, entrambe particolarmente frequenti nel sesso femminile. Per quanto riguarda la tiroide, è importante ricordare anche che le forme autoimmuni sono nettamente più frequenti nella donna e possono manifestarsi inizialmente in modo sfumato, proprio attraverso sintomi come stanchezza, rallentamento, difficoltà di concentrazione, fragilità e riduzione dell’energia fisica e mentale.
Il principio fondamentale, in questi casi, è sempre lo stesso: prima la diagnosi, poi la terapia.
Di fronte a una stanchezza che persiste, non bisogna fermarsi a interpretazioni generiche, ma seguire le indicazioni del medico per arrivare a un corretto inquadramento diagnostico e individuare la reale origine del sintomo.
Solo a quel punto è possibile impostare un trattamento adeguato e personalizzato. Nel caso dell’ipotiroidismo, la terapia può comprendere levotiroxina, oppure, in situazioni selezionate e sempre sotto supervisione e prescrizione medica, associazioni di L4 e liotironina (T3) o anche tiroide essiccata.
Anche nel caso dell’anemia, è importante non fermarsi al semplice riscontro di una carenza, ma correggere il quadro in modo completo. Questo significa considerare il ruolo di un ferro biodisponibile, ma anche di vitamina B12 e folati, nutrienti fondamentali per una corretta funzione ematologica e per il recupero dell’energia. Il sostegno può passare attraverso una alimentazione mirata e, quando necessario, attraverso una integrazione specifica, sempre costruita sulla base del quadro clinico individuale.
La stanchezza non dovrebbe mai essere banalizzata.
In molti casi non è un dettaglio da sopportare, ma un segnale da ascoltare con attenzione. Riconoscerla, approfondirla correttamente e trattarla in modo mirato significa spesso migliorare in maniera.


