Quando le analisi del sangue mostrano un valore di colesterolo alto, la prima reazione di molti pazienti è un senso di colpa. Si pensa subito alla dieta, a quello sgarro di troppo, e ci si ripromette di essere più attenti a tavola. Se da un lato questo è positivo perché spinge a uno stile di vita più sano, dall'altro è importante sapere che la verità è spesso più complessa.

Contrariamente a quanto si crede, il colesterolo che introduciamo con l'alimentazione incide solo in minima parte sui livelli totali nel sangue, in particolare su quello LDL, definito "cattivo" perché, se ossidato, è il principale responsabile della formazione di placche nelle arterie (aterogenesi).

La maggior parte del colesterolo è, infatti, di produzione endogena: viene cioè prodotto direttamente dal nostro corpo, e in particolare dal fegato. Per questo motivo, livelli alti possono dipendere da fattori genetici, dall'avanzare dell'età o da cambiamenti ormonali, come quelli tipici della menopausa.

Esiste però un altro fattore, spesso trascurato, che può influenzare in modo significativo i tuoi livelli di colesterolo: la funzione della tua tiroide.

Il legame nascosto tra tiroide e colesterolo

La tiroide è una piccola ghiandola che agisce come un vero e proprio "regista" del nostro metabolismo. Quando la sua attività rallenta – una condizione nota come ipotiroidismo – tutto il corpo ne risente.

È fondamentale capire che non è necessario avere una patologia tiroidea grave per vedere degli effetti sul colesterolo. Anche un ipotiroidismo subclinico, ovvero una condizione lieve in cui la tiroide funziona in modo non ottimale pur senza alterazioni evidenti negli esami di base, può essere sufficiente a causare un aumento dei valori.

L'attore principale in questo processo è l'ormone tiroideo T3, la forma metabolicamente attiva. Quando il T3 scarseggia, il metabolismo rallenta e, di conseguenza, la gestione del colesterolo da parte del corpo diventa meno efficiente.

Perché una tiroide lenta fa aumentare il colesterolo?

Il meccanismo è piuttosto chiaro e si basa su tre effetti principali:

  1. Lo smaltimento va in tilt: L'ormone T3 è essenziale per attivare i recettori cellulari che "catturano" e smaltiscono il colesterolo in eccesso dal sangue. In condizioni di ipotiroidismo, il numero di questi recettori diminuisce. È come se i "filtri" incaricati di pulire il sangue si intasassero, causando un accumulo di colesterolo.
  2. Meno conversione in bile: Un altro modo in cui il corpo si libera del colesterolo è trasformandolo in acidi biliari. Anche questo processo è regolato dall'ormone T3. Se la tiroide è pigra, meno colesterolo viene convertito e, di conseguenza, ne rimane di più in circolo.
  3. Aumento anche dei trigliceridi: L'ipotiroidismo può anche portare a un aumento dei trigliceridi. Questo accade perché si riduce l'attività di un enzima chiave (la lipoproteina lipasi) che ha il compito di "ripulire" questi grassi dal sangue. Il risultato è una dislipidemia più complessa, ovvero un quadro generale di grassi alterati nel sangue, non limitato al solo colesterolo.

Cosa fare? Il consiglio pratico

Il messaggio da portare a casa è semplice: se il tuo colesterolo risulta alto nonostante tu segua una dieta equilibrata e uno stile di vita sano, e non ci sono cause genetiche note, vale la pena indagare sulla salute della tua tiroide.

Parlare con il proprio medico e valutare l'opportunità di controllare i valori di TSH, FT3 e FT4 può essere un passo fondamentale. Scoprire un funzionamento tiroideo non ottimale potrebbe non solo spiegare l'ipercolesterolemia, ma anche aprire la strada a un trattamento mirato che risolva il problema alla radice, migliorando il benessere generale.